Gli italiani cantano, si dice

Nel Simpatizzante, il libro di Viet Thanh Nguyen che ha vinto il Pulitzer, a un certo punto c’è scritto:

“Non eravamo un popolo che si lanciava in guerra al primo squillo di tromba. No. Noi combattevamo accompagnati da canzoni d’amore, perché eravamo gli italiani dell’Asia.”

E quando l’ho letta questa cosa mi è venuto in mente Mosca – Petuski di Erofeev, che il Pulitzer non l’ha vinto ma è comunque un bel libro, dove c’è scritto:

“– Be’, lei ha visto molto, ha viaggiato molto, mi dica: dove stimano di più l’uomo russo, al di qua o al di là dei Pirenei?

– Non so come sia al di là. Ma al di qua non lo stimano affatto. Io per esempio son stato in Italia: là all’uomo russo non ci pensano minimamente. Là cantano e dipingono, e basta. Uno, per dire, sta in piedi e canta. E un altro, lì vicino, sta seduto e fa il ritratto a quello che canta. E un terzo, a una certa distanza, canta di quello che fa il ritratto. Ti vien su una tristezza. E loro la nostra tristezza non la capiscono…

– Son poi italiani. Capiscono forse qualcosa, gli italiani?”

E quando avevo letto questa di cosa mi era venuto in mente Shantaram, nel quale a un certo punto si dice:

“Gli indiani sono gli italiani d’Asia. […] Sia in India sia in Italia un uomo diventa un cantante quando è felice, e ogni donna una ballerina quando va a fare la spesa dietro casa. Per questi due popoli il cibo è musica nel corpo, e la musica cibo nel cuore.”

E insomma io volevo dire che tutta questa gente che canta mica l’ho mai sentita in Italia, mi piacerebbe sapere dov’è che sono stati questi per scrivere cose del genere.

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